Ospedale After

Possiamo vedere come il Servizio Sanitario ad oggi deve fronteggiare diverse situazioni post-Covid. Senza dubbio il virus non è sparito del tutto, ma semplicemente abbiamo imparato a conviverci, e quello che prima sembrava strano come l'uso della mascherina o il doversi igienizzare sempre le mani, oggi sono procedure entrate quasi nella nostra quotidianità. Inoltre, è importante vedere come la pandemia ha condizione il modo di accedere al Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti non affetti dal virus generando un senso di alienazione e impotenza, facendo sì che il prenotare una visita diventasse come un lungo viaggio con tempistiche incerte; oltre al fatto che, ad esempio, prima di un ricovero, oggi è rimasta la prassi di eseguire il tampone così da allungare ancor di più i tempi.

Ad oggi, vi sono nuove regole di accesso negli ospedali per pazienti e visitatori per quanto riguardo l'uso delle mascherine e dei tamponi, stabilite da un'ordinanza del ministero della Salute. Questo al fine di ridurre sia i contagi del Covid-19 ma anche per evitare la trasmissione di altri virus.

Vediamo, infatti, come le mascherine e i tamponi siano obbligatorie per i pazienti oltre che per i medici, gli operatori sanitari e i visitatori negli ambulatori o centri specialistici con malati fragili o immunodepressi e per chi ha sintomi respiratori presso le sale di attesa, di strutture sanitarie e, soprattutto, nei pronto soccorso. L'obbligo di questi strumenti vale anche per le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali come hospice, centri di riabilitazione, residenze per anziani, eccetera.

Gli unici che possono evitare di usare la mascherina sono i bambini con meno di sei anni, ciò valeva anche durante la pandemia, e per chi ha una situazione patologica o disabilità che li porta a non utilizzarla. Ma la mascherina è raccomandata, soprattutto, a coloro, i quali accompagnano le persone nei vari reparti.

Riguardo, invece, ai tamponi restano obbligatori solo per le persone "malate" che accedono al pronto soccorso o che devono essere ricoverate; essi vengono fatti sia a coloro che presentano sintomi respiratori ma anche a coloro che risultano essere asintomatici. Mentre, per i visitatori oggi all'ospedale non c'è l'obbligo del tampone ma solo l'uso della mascherina. Ciò che è cambiato è che le visite hanno tempi ridotti e con un numero di accesso inferiore di persone che vanno a trovare il proprio caro rispetto a prima del Covid.

Senza dubbio le conseguenza di questa situazione hanno gravato soprattutto su famiglie più fragili sotto un punto di vista sia economico che sociale vedendo sempre più violato il diritto alla salute. Infatti, si può vedere come le strutture ospedaliere siano diventate grandi aree in cui ricoverare e curare le persone contagiate da Covid-19, andando ad interrompere tutte le altre prestazioni mediche che non venivano considerate un salvavita; pensando in modo sbagliato che tutte le altre urgenze mediche non esistessero più. Ma le persone che hanno bisogno di cure ci sono e ci saranno sempre anche se il loro diritto alla salute e alla cura non viene tutelato allo stesso modo in tutta la popolazione. Infatti, possiamo vedere come se nel periodo precedente al Covid per effettuare una visita o un esame presso l'Ospedale, i tempi di attesa erano quantificati in un paio di settimane, ora i tempi di attesa non sono quantificabili. Da qui nascono le mille domande su quanto si dovrà aspettare per fare una visita.

Oggi, possiamo vedere come, la prassi per effettuare una visita è quella di contattare il numero unico CUP (Centro Unificato Prenotazioni) attraverso il quale si ha la possibilità di prenotare una prestazione richiesta, anche se spesso l'attesa è davvero lunga addirittura anche di mesi. Ed è qui che sorge nuovamente una domanda spontanea ovvero: "Come si può provare ad accedere in tempi adeguati alle prestazioni necessarie?". Così si è provato, insieme al medico di base o al pediatra, a categorizzare le varie richieste mediche con l'uso di lettere da inserire sulle ricette, come per esempio:

  • lettera U per le prestazioni urgenti da eseguire entro 72 ore;
  • lettera B per le prestazioni da erogare in breve tempo, non superando i dieci giorni;
  • lettera D per le prestazioni che possono essere erogate anche con tempi più lunghi, entro 30 o 60 giorni;
  • lettera P per visite ed esami programmati.

Un altro punto da cui poter ripartire nel periodo post pandemia è quello di rinnovare il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) con ospedali moderni e un Piano Marshall per riprendere le cure.

Nel "Forum permanente sul Sistema Sanitario Nazionale nel post-Covid" hanno presentato varie proposte, tra cui:

  • una divisione fra gli ospedali, ambiti di cura e assistenza per pazienti Covid e non Covid;
  • programmi innovati e strutture di telemedicina;
  • riavvio degli screening anticancro su tutto il territorio;
  • campagne di informazione per tranquillizzare le persone sulla sicurezza degli ospedali per il ritorno delle cure durante e dopo la pandemia.

L'Italia si è registrata al secondo posto in Europa per la percentuale di mortalità a causa del Covid.

Questo Forum afferma che la riorganizzazione del Sistema Sanitario deve partire dagli ospedali, proprio perché, sempre in Italia, il numero di posti letto ordinari e di operatori sanitari non è sufficiente per supportare l'intera popolazione. Gli ospedali che si trovano in condizioni più precarie e che rischiano di non offrire i giusti servizi ai pazienti sono quelli del Sud. Si propone di riprogettare il SSN anche sulla base delle scarsità emerse durante l'ultima emergenza sanitaria e di recuperare i ritardi nelle visite programmate, negli interventi chirurgici, eccetera.

Oggi possiamo vedere come l'Ospedale presenta diverse iniziative rispetto al passato, tra cui la clown terapia al fine di regalare un piccolo sorriso ai pazienti.

Un'altra iniziativa dell'Ospedale Riuniti di Foggia è il "Cuore di tappi", il quale è stato installato all'ingresso dell'Ospedale Riuniti nel 2023. È un'iniziata volta a raccogliere dei fondi per poter comprare strumenti utili nei reparti. Questa iniziativa che ha lo scopo di educare al rispetto ambientale, oltre che favorire i percorsi di umanizzazione delle cure e di attenzione alla qualità di vita, consiste nel raccogliere i tappi di bevande, acqua e bibite, succhi in plastica, latte e vino in tetra pack etc. e di inserire gli oggetti all'interno della struttura a forma di cuore. Una volta riempito, i tappi verranno raccolti dalla stessa associazione (cuore di Foggia) e portati presso l'azienda di smaltimento dove, per ogni tonnellata di tappi raccolti, riceveranno un buono con il quale realizzeranno opere a favore dell'ospedale.

Dunque "Partecipare a questa iniziativa rappresenta un vero e proprio gesto di solidarietà per le persone e per l'ambiente, un modo in più, per aiutare il prossimo, proteggendo un mondo ormai soffocato da tonnellate di plastica non riciclate a dovere".

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